Come vincere un Palio
Antonio Siri può davvero essere considerato il favorito per il Palio che verrà? Per chi ancora non lo ritenesse un nome vincente, ecco 5 esempi di come Amsicora potrà (ri)vincere il Crocione a Legnano.
Lo avevamo inserito tra i favoriti alla vittoria finale già lo scorso anno. Un percorso di avvicinamento perfetto, con la giovane stalla biancoverde capace di dare risposte positive fin dalla prima riunione primaverile. Adesso che abbiamo avuto modo di constatare le reali potenzialità dei soggetti a disposizione di San Domenico, ci sentiamo autorizzati a ribadire la nostra posizione. Convinzione rafforzata anche dalla particolare congiunzione astrale che si sta delineando a Legnano, con le grandi forze politiche appagate (forse) dal recente passato e le altre Contrade ancora alla ricerca della propria identità.
Il Palio di Castel del Piano ci ha ricordato che Amsicora sa anche vincere. Sulla pista di Piazza Garibaldi il fantino sardo ha messo in scena una rappresentazione dal canovaccio tattico molto simile a quello che gli ha permesso di cogliere il suo primo (e per ora unico) successo legnanese. Era il maggio 2010, e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Anche se non è diventato (ancora) una delle stelle più brillanti del firmamento paliesco, non è un azzardo avergli riservato lo scomodo ruolo di favorito. Per dimostrarlo abbiamo scelto 5 delle sue vittorie in Provincia, per provare a convincervi che il fantino di Burgos non solo sa vincere ma lo può fare anche in modi diversi.
Dettando la mossa – Castel del Piano 2011
Non è scoperta di oggi che la mossa rappresenta un momento fondamentale nel decidere le sorti della corsa. Non è infatti un caso che a fronte di una gara di 2 minuti scarsi, le fasi della partenza si protraggano per più di un’ora. Uno sproposito se non si riesce a comprenderne il ruolo cruciale nel Palio.
Antonio Siri è un partente. Non nel senso classico del termine, con quell’accezione di stampo senese che finirebbe per associarlo a mostri sacri come Bastiano, Il Bufera e Scompiglio. Attenzione, esce bene anche petto al canapo. Ma qui vogliamo concentrarci sulla sua capacità di gestire i ritmi della mossa approfittando di quella semi-rincorsa che proprio a Legnano ha fatto le fortune di Gingillo e prima ancora di Bucefalo.
A Castel del Piano si corre in 4. Come a Legnano. Non c’è un ordine preciso ma dopo una mossa lunga e impegnativa il Siri decide di mettersi all’esterno per essere lui a dettare i tempi. È un Palio in cui partire davanti conta moltissimo, perché una volta presa la corda è difficile per gli altri passare all’esterno. A Legnano è così, ma il concetto è meno esasperato. Gli avversari sono fermi al canapo pronti ad anticipare i suoi movimenti. Non un parterre de rois ma neanche degli sprovveduti. Allo steccato c’è Gianluca Mureddu, ai margini dei “dieci” papabili” per il tufo ma campione uscente in Piazza Garibaldi e capace di raccogliere un paio di successi nei mesi precedenti. È evidente come Amsicora sfrutti appieno i vantaggi di una partenza ingambata, riuscendo ad avvicinarsi al canapo senza indurre il mossiere a sganciare in anticipo. Riesce così a non perdere metri preziosi e in un attimo copre lo spazio che lo separa dal perimetro interno della pista, mettendosi davanti a tutti fino all’ultimo giro.
Gara di testa – Legnano 2010
Si è detto che quando la pista ha uno sviluppo regolare e le insidie sono ridotte al minimo, partire davanti significa aver fatto metà del lavoro. Per portare a termine l’opera è necessario saper gestire una corsa di testa, disegnando le traiettorie volute senza farsi sorprendere da chi arriva alle spalle.
La vittoria a Legnano sarebbe significativa già di per sé, senza bisogno di ulteriori analisi. Potrebbe dimostrare da sola che il feeling tra Antonio Siri e la pista dello Stadio Mari esiste, e non è qualcosa di circoscritto alla sola Provaccia vinta nel 2007. Si inizia a intravedere la propensione del fantino classe ’86 a impostare le corse mettendosi fin da subito a tirare il gruppo. Il recente passato, sfortunato a Legnano (2016) e vittorioso a Castel del Piano (2017), non può che rafforzare questa tesi.
Il tris della Flora, oltre a confermare l’ottima reattività allo scendere del canapo, mette in evidenza l’abilità del Siri nel controllo della corsa. Terzo al canapo scatta bene insieme all’Atzeni e al Mulas, ma alla curva del prato ha già messo il muso di Abbashan davanti a tutti. Da lì è una sfinge. Non un singolo movimento superfluo o un gesto fuori posto a rompere il ritmo dell’animale. Non gli serve nemmeno mettere mano al frustino per rispondere all’attacco scenografico del Tittìa nel giro finale. È pur sempre vero che siamo nel periodo d’oro della collaborazione tra la Contrada rossoblù e Renato Gigliotti, ma ricordiamoci che stiamo pur sempre parlando di un esordiente a Legnano per cui il Palio di Siena era ancora solo un sogno.
Rimonta imperiosa – Piancastagnaio 2008
Vincere in rimonta è qualcosa che emoziona sempre. Che si parli di calcio, Formula 1, ciclismo o per l’appunto Palio, conquistare il successo quando ormai nessuno ci credeva più è una delle sensazioni più belle che si possano provare. A maggior ragione se il gioco prevede una nemica da poter canzonare ulteriormente: per la sconfitta e per l’illusione provata.
Antonio Siri predilige stare davanti a tutti, ma può capitare anche a lui di non riuscire a mettere da subito il naso davanti agli altri. Se dotato di buon motore però, ha la pazienza per impostare una risalita dalle retrovie. È il caso del Palio di Piancastagnaio del 2008, quando riesce a sorprendere pure il frettoloso cronista che dopo dieci secondi lo rinnega rimpiangendo la monta del Fais.
A Legnano il trend dell’ultimo decennio vede le rimonte in vie d’estinzione (solo Mari e Mulas). Col fondo sabbioso si può osare di più, e adesso che Legnarello sembra appagata le rimonte potrebbero tornare di moda. Piancastagnaio permette di sfruttare molto di più il motore su cui si è seduti, ma è importante capire la gestione di Antonio. Comanda la mossa il Ricceri (giubba gialloblu di Borgo), che fianca e si mette davanti. Alla prima curva il Siri è addirittura ultimo, sopravanzato pure dal maggiore dei fratelli Zedde (con i colori bianconeri di Voltaia). Consapevole delle potenzialità de La Nera lascia sfogare i colleghi più esperti per un giro, aspettando il momento giusto per sferrare l’attacco. Momento che arriva a metà del secondo giro, quando sul rettilineo opposto alla mossa raggiunge e supera con facilità Voltaia. All’inizio del terzo giro anche l’accoppiata di Borgo sembra aver finito la benzina e Amsicora porta così i colori rossoverdi di Castello davanti a tutti, chiudendo di fatto la corsa.
Gioco di squadra – Feltre 2009
Il Palio non nasce come gioco di squadra. Le alleanze però, anche se spesso solo di comodo, sono previste da sempre. Sono il dettaglio che porta una corsa di cavalli ad essere un gioco di strategia e non un semplice sport. Possono essere frutto del lavoro dietro le quinte delle Contrade, o derivare dal peso politico del fantino al canapo. In questo intreccio di strategie è bene essere di parola e saper svolgere il proprio ruolo quando arriva il momento.
Ha dato l’impressione di lottare fino all’ultimo nel 2016, battuto solo dalla classe di Totò. Potrebbe essere sceso a patti lo scorso Palio. Si è trovato meglio come battitore libero, ma per vincere serve anche questo. Potrebbe essere in credito quest’anno, e per riscuotere dovrà approfittare anche di eventuali aiuti.
Per capire se ha questa caratteristica abbiamo scelto la vittoria di Feltre. Nessuna dietrologia, nessuno sforzo per leggere tra le righe se l’aiuto c’è stato davvero o è solo un’idea di chi osserva. Il Palio bellunese condivide con Castiglion Fiorentino la particolarità di essere corso da due fantini per Contrada, e le immagini mostrano come sia grazie al lavoro di una vecchia volpe come Martin Ballesteros che Amsicora riesce a sorprendere un altro navigato mestierante di questo ambiente. Valter Pusceddu (giubba gialloblu di Duomo) si deve difendere dall’attacco congiunto dei due portacolori di Castello. Per un giro abbondante si difende con abilità, stringendo l’uno e alzando l’altro. Ma la coperta è corta, e all’inizio dell’ultimo giro il Siri si infila. Chissà che anche quest’anno non riesca ad approfittare di una situazione così, magari solo meno evidente.
Opportunismo – Bientina 2014
Legnano, privata della sua erba, ha perso di imprevedibilità. Manca quel brivido che teneva in sospeso tutti i contradaioli fino all’ultimo. Dal Ticci a Ballesteros, dal Corbini a Gingillo. Fantini di ogni caratura hanno riscritto l’esito di una corsa finendo a terra anzitempo. Adesso è più difficile trovarsi la strada spianata da un episodio fortuito, ma se dovesse succedere di nuovo bisogna essere pronti ad approfittarne.
Antonio Siri è bravo anche in questo. Ne ha già dato prova un paio d’anni fa, sfruttando la bagarre tra Giovanni Atzeni e Carlo Sanna per rimettere in sesto una batteria quasi compromessa e andarsi a giocare una finale che sembrava un miraggio.
Tutt’altra cosa il Palio di Bientina, dove anche questo luglio si sono viste numerose cadute e repentini rimescolamenti delle carte in tavola. Non ha fatto eccezione il 2014, con solo fantini in grado di tagliare il traguardo a cavallo. Dopo una mossa sempre lunga e laboriosa, dove Antonio Siri cerca di sfruttare ancora quella mezza rincorsa di cui parlavamo in precedenza, scatta in testa Valter Pusceddu e ci rimane per due giri. Bighino sembra destinato a portare alla Forra un cencio che mancava dal 2003 (ci riuscirà comunque l’anno dopo), senza essere davvero impensierito dalle inseguitrici. Amsicora però non molla e gli rimane a ruota, mettendo pressione al portacolori gialloverde. La temuta curva del Tabaccaio non perdona e il tocco con lo steccato disarciona di fatto il Pusceddu, spianando la via al Siri bravo ad approfittare della situazione inserendosi all’interno del cavallo scosso.